Nazionale italiana fuori (di testa?)

Nazionale italiana eliminata dai mondiali di calcio che si terranno a giugno in Russia. Un risultato per molti imprevedibile, visto che la Svezia non era certamente un avversario insormontabile, nettamente inferiore tecnicamente e con un bagaglio di esperienza dei singoli giocatori deficitario rispetto ai nostri.

Cosa è, dunque, accaduto alla nostra squadra?

C’è chi accusa l’allenatore di essersi dimostrato inadeguato, chi la F.I.G.C, chi i giocatori di essere viziati, strapagati e indegni. Ci sono gli onnipresenti coltivatori di alibi, che si aggrappano al rigore non dato, alle mancate espulsioni, alle regole che costringono allo spareggio le seconde arrivate nei gironi.

In un precedente articolo ho parlato dei quattro pilastri che sorreggono la performance agonistica. Applichiamoli a questa tragedia nazionale.

  • Preparazione atletica: gli Svedesi erano sicuramente più prestanti fisicamente, ma i nostri hanno corso fino al 95′ e non sono stati vittime di infortuni o crampi.
  • Preparazione tecnica: a livello individuale un abisso fra le due squadre: non avrebbe dovuto esserci partita! Gli avversari hanno evidenziato tutti i loro limiti.
  • Preparazione tattica: sicuramente degli errori sono stati commessi dal C.T. italiano e l’allenatore che c’è in ognuno di noi individuerà il più grave.
  • Preparazione mentale: è proprio su questo aspetto che nutro forti perplessità, derivate dalle dichiarazioni e interviste pre-partita.

Analizziamole insieme.

Buffon, nella conferenza stampa del 9 novembre, parla di inseguire traguardi come “Sogni di bambino, che finché resteranno tali, finché riusciranno a darmi entusiasmo e motivazioni… lo farò”. Una visione romantica che, però, non tiene conto che i sogni sono sì meravigliosi ma, finché restano tali, non possono concretizzarsi. Ti lasciano solo con l’illusione che avresti potuto raggiungerli.

Nella stessa intervista gli viene chiesto quali ricordi associa alla sfida Svezia-Italia e la risposta è significativa: un pareggio agli europei del 2004 che ci costò l’eliminazione e una sconfitta in trasferta per 1-0 (la storia, a volte, si ripete…) risalente al 1998. L’associazione mentale a due eventi negativi crea un’àncora all’evento imminente, trasferendogli un senso di pessimismo e dipendenza psicologica. Quando Buffon, ricordando il match del 2004, sostiene che è un evento passato al quale non pensano più, ridacchia e si strofina un occhio con il dito, comunicando segnali di tensione attraverso il linguaggio paraverbale e non verbale.

Ventura, C.T. della Nazionale italiana: “Ognuna di queste due partite sarà come una finale”. “Cercheremo di ottenere un risultato importante e di non fallire questo appuntamento con la Storia”. “Il nostro problema è l’approccio con cui arriveremo alla partita. La voglia, la rabbia feroce di fare risultato: questo è il problema. Tutto il resto sono chiacchiere”. “Abbiamo lavorato per centrare la qualificazione in Spagna, ma non è andata come volevamo. Dopo quella partita però c’è stato un cambiamento. Abbiamo capito di non essere al livello della Spagna“.

C’è tanto materiale in queste frasi. L’importanza abnorme data all’evento. La motivazione deve sì restare alta, ma non può e non deve caricare gli atleti di una pesante e costante responsabilità. Il carico mentale deve alternarsi a momenti di scarico, altrimenti il rischio è l’implosione, il tilt mentale. Ogni partita importante come una finale: per giocatori che di finali ne hanno perse due in tre anni non è proprio il massimo… Cercheremo: verbo pessimo (Si fa, non si cerca di fare) coniugato al futuro e quindi a un tempo che non sappiamo se verrà mai. Il richiamo alla parola Problema associata alle doti necessarie a vincere, indica incertezza, dubbio sui propri mezzi. Confermati dalla convinzione successiva, quella di essere inferiori alla Spagna. Una convinzione depotenziante che influisce negativamente sulle Capacità e sull’Identità dei ragazzi come calciatori e come squadra. Insomma, una sfilza di parole tossiche

Buffon conferma che la causa dell’eliminazione va ricercata nella chiave mentale:

Penso che realmente ci sia stato un contraccolpo psicologico enorme da quella partita con la Spagna. Siamo usciti dal Bernabeu quasi scioccati! Quando ti va a intaccare la psiche e non hai la possibilità di stare insieme tutti i giorni, quello shock fai fatica a fartelo passare e noi da quella partita non siamo più stati i soliti”.

Probabilmente i giocatori della Nazionale italiana non sono stati in grado di preparare la gara con il corretto approccio mentale in modo tale da superare i condizionamenti esterni, le convinzioni limitanti, le emozioni negative ed essere consapevoli delle proprie potenzialità, centrati e lucidi.

Quello che, al contrario, si è creato perfettamente è il classico Circolo vizioso :

Prestazione fallimentare = Autovalutazione negativa = Bassa autostima = Aspettative negative = Ansia/mancanza di lucidità = Prestazione fallimentare.

 

Come, invece, hanno interpretato gli Svedesi l’impegno con la Nazionale Italiana?

Attraverso le parole del grande assente, Zlatan Ibrahimovic:

“Secondo me la Svezia giocherà senza pressione. Quando c’ero io tutti pensavano di vincere i Mondiali o gli Europei. Senza di me sono più tranquilli, la gente non si aspetta tanto. In questa squadra ci sono ragazzi giovani che hanno voglia di farsi vedere e di dimostrare che importante non è il singolo, ma il collettivo”.

Da una parte l’Italia e il Terrore di essere eliminati, con il peso enorme della responsabilità.

Dall’altra la Svezia e la Speranza di ottenere la qualificazione, con la leggerezza di chi non ha niente da perdere.

Terrore contro Speranza. Via da contro Verso. La differenza, al di là degli episodi, forse è stata semplicemente questa.

Alla fine quelli che vincono sono quelli che pensano di poterlo fare.

 

Marco Luisi

Mental Coach

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