Le tigri e l’inconscio.

tigre

 

In casa ho due tigri. Sono addomesticate e proteggono la mia famiglia.
Una sonnecchia sorniona e, al tempo stesso, è vigile: lo intuisco dal fremito delle orecchie e dalla fessura attraverso la quale fa capolino la sua pupilla attenta.
La più grande mi cammina al fianco, praticamente appoggiandosi alla mia gamba destra. E’ tranquilla e posso avvertire il piacere tattile di accarezzarle il manto e di darle delle pacche sul lato della cassa toracica.
Ruggisce e il suo ruggito è potente, vibrante.

Lì per lì non capisco il perchè, ma è lei a farmelo capire facendo sobbalzare una ciotola metallica con vigorosi colpi di lingua. Ok: ha solo sete e vuole comunicarmelo.

La sensazione è piacevole e rassicurante, ciò nonostante mi resta una leggera irrequietezza, perchè so che in qualunque momento, se solo fosse lei a deciderlo, mi potrebbe aggredire senza lasciarmi scampo.

Qualcuno ha lasciato la porta di casa socchiusa e per la tigre è un attimo infilarsi per uscire sul pianerottolo. Con il cuore in gola mi fiondo dietro di lei, terrorizzato all’idea che possa aggredire qualcuno sulle scale. La blocco e, col tono più imperativo possibile, le intimo di rientrare. Mi guarda, inclinando la testa perplessa, indecisa se obbedirmi o se assecondare il proprio istinto di libertà. Sappiamo entrambi che non ci sarebbe partita se decidesse di scegliere la seconda possibilità.

Sbuffa, mi lancia un ulteriore occhiata e rientra in casa. Stremato e con la fronte sudata richiudo la porta e …

mi sveglio.



Marco Luisi
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